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Giuseppina De Rosa

Il sistema delle Lobby



Sempre più di frequente nel dibattito pubblico italiano si sente parlare delle cosiddette lobbies e della attività di lobbying.

Ma che cos’è il Lobbying? In cosa consiste?

Il fenomeno del lobbying nasce nel mondo anglosassone. In particolare il termine lobby fu coniato in Inghilterra nel 1800 per definire quel gruppo di persone che, pur senza appartenere ad un corpo legislativo, si prefigge l’obiettivo di influenzarlo, veicolandone l’attività a favore dei propri clienti.

L’attività di lobbying, proprio in virtù di questa sua capacità di incidere sui processi decisionali pubblici, e di muoversi dunque a cavallo tra legalità ed illegalità, ha sempre scatenato grandi polemiche. Una delle cause di tali perplessità è anche la mancanza, in molti Paesi, di una normativa di settore che disciplini compiutamente il fenomeno.

Durante il precedente Governo presieduto dal Prof. Avv. Giuseppe Conte, molto rumore ha fatto il casoThe Good Lobby”. The Good Lobby è un’organizzazione europea non profit che si occupa della democratizzazione delle pubbliche decisioni. The Good Lobby ha, infatti, chiesto al  governo di emanare una normativa al fine di regolare e disciplinare le connessioni esistenti tra il mondo degli affari, quello della politica, e quello delle istituzioni, troppo spesso poco chiare. Tali richieste hanno fatto seguito peraltro alle polemiche scaturite dai casi di cronaca che hanno visto protagoniste la Fondazione Open e la compagnia di navigazione Moby indagata per presunti soldi versati alla politica.

Al di là però dei casi specifici, la Good Lobby ha come obiettivo quello di preparare i cittadini a diventare dei lobbisti di se stessi, partecipando attivamente ai processi decisionali al fine di far valere i propri interessi.

Tutto ciò per dire che l’attività di Lobbying non rappresenta sempre un fenomeno oscuro e negativo, anzi, ciò che spesso lo rende tale è proprio la mancanza di una normativa di riferimento. A tali mancanze si è cercato di porre un primissimo rimedio attraverso la creazione del cosiddetto Registro delle Lobby istituito il 10 Marzo 2017 presso la Camera dei Deputati, presso cui sono tenuti a registrarsi tutti coloro che intendono praticare detta attività presso la Camera dei Deputati.

A 4 anni dell’entrata in vigore di detto Registro, benché ben 233 lobbisti si siano iscritti, l’obiettivo trasparenza è ancora lontano dall’esser raggiunto. Basti pensare che alla domanda “Quali sono le persone che Lei intende contattare?” la maggior parte dei lobbisti registrati ha risposto in modo generico “alcuni deputati”…con tanti saluti alla trasparenza.

A prescindere da ciò, è comunque evidente che il Registro delle Lobby non è da solo uno strumento sufficiente.

Tale registro andrebbe infatti affiancato da una precisa normativa di settore, che renda per una volta chiaro quali sono le attività lecitamente esercitabili dai lobbisti. Urge dunque istituire un quadro giuridico ad oggi totalmente assente, che permetta l’emersione di dette attività da quel cono d’ombra nel quale si trovano anche al fine di conferire alle stesse la dignità che meritano.

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