Sintesi
Secondo gli Ermellini, non comporta illecito disciplinare né illecito penale la condotta di un finto avvocato che convince il proprio cliente a proporre una causa dinanzi il giudice civile e pretende poi per questo motivo un ingente onorario per la presunta attività svolta.
Il fatto
Un avvocato abusivo, che aveva solo svolto, per lungo tempo, un’attività di consulenza per il suo cliente, aveva dapprima indotto lo stesso a proporre una causa civile e poi aveva preteso un compenso notevole e sproporzionato rispetto al lavoro prestato.
La persona offesa, quindi, querela A.G. per il delitto di
tentata estorsione di cui agli art.
56 e 629 c.p. e per il delitto di cui all’
art. 348 c.p. ossia
esercizio abusivo di una professione. Il Tribunale di Oristano condannava A.G. a 2 anni di reclusione oltre che alla pena pecuniaria per i due delitti sopra menzionati e, successivamente, la Corte d’Appello di Cagliari riformava la sentenza di prime cure, stabilendo che il capo a della sentenza di primo grado dovesse tramutarsi in
truffa aggravata di cui
agli artt. 56 e 640, co.2, n.2 c.p., in quanto aveva tentato di costringere il cliente a pagare una somma non dovuta e spropositata rispetto al lavoro svolto, coadiuvato dal fatto di averlo pressato psicologicamente. La Corte d’Appello lo condannava alla pena di 1 anno di reclusione ed euro 8.200 di multa, confermando nel resto la pronuncia impugnata.
La decisione
Con
sentenza n. 15423/2023, la VI sez. pen. della Corte di Cassazione ha sancito che svolgere un’attività stragiudiziale, senza averne titolo, configura il solo reato di cui
all’art. 348 c.p., ossia “esercizio abusivo di una professione”, e non anche il delitto di truffa aggravata.
Ciò è vero in quanto viene punito chi, senza averne il titolo, compie una serie di atti tipici di una professione, con modalità tali da creare oggettive apparenze di un’attività professionale svolta da un soggetto abilitato.
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