Il delitto di rissa è previsto dall’ art. 588 c.p. ai sensi del quale:

Chiunque partecipa a una rissa è punito con la multa fino a euro 2.000

Se nella rissa taluno rimane ucciso, o riporta lesione personale la pena, per il solo fatto della partecipazione alla rissa, è della reclusione da sei mesi a sei anni. La stessa pena si applica se la uccisione o la lesione personale, avviene immediatamente dopo la rissa e in conseguenza di essa”.

Il delitto di rissa è collocato nell’alveo dei delitti contro la persona; infatti, i beni giuridici tutelati dalla norma sono l’incolumità personale e la vita dei partecipanti alla rissa ed altresì dei soggetti terzi estranei ma eventualmente coinvolti nella stessa

Il legislatore non fornisce una precisa definizione di rissa, rimandando al significato comune del termine. La rissa è una contesa violenta tra più persone.

Dunque, elemento costitutivo essenziale del delitto di risso è la presenza di due gruppi contrapposti di persone animati dalla reciproca volontà di attentare l’altrui incolumità individuale.

Di conseguenza, se la volontà di aggredire l’incolumità individuale altrui proviene soltanto da un gruppo mentre l’altro si limita a difendersi, non sussiste il reato di rissa.

Trattasi di un reato comune, in quanto per la sua configurabilità non è necessario che i soggetti agenti rivestano una specifica qualità ovvero si trovino in una determinata situazione.

La rissa è inoltre un reato necessariamente plurisoggettivo: ai fini del suo perfezionarsi è necessario, infatti, che esso sia realizzato da una pluralità di soggetti agenti.

In particolare, la Corte di Cassazione, con sentenza n.ro 19962/2019 ha specificato che, per aversi una rissa, è necessaria la presenza di almeno tre soggetti costituenti almeno due centri di interessi contrapposti.

In riferimento al trattamento sanzionatorio, il legislatore ha previsto per la rissa di cui all’art. 588, 1° comma, cosiddetta “rissa semplice”, la pena della multa.

La rissa di cui all’art. 588, 2° comma, invece, ossia la cosiddetta “rissa aggravata” è punita con la reclusione da 3 mesi a cinque anni.

In entrambi i cosi la condotta criminosa consiste semplicemente nella partecipazione alla rissa.

In particolare, la cosiddetta rissa semplice, ex art. 588, 1° comma, può essere considerato un reato di mera condotta, per cui ai fini della configurazione del reato stesso non è necessario che dalla condotta dei soggetti agenti derivi una conseguenza, un evento lesivo.

La rissa aggravata, ex art. 588, 2° comma, è invece un reato di evento, per cui, ai fini dell’integrazione del delitto de quo dicitur è necessario verificare che dalla risa sia derivata una delle conseguenze lesive indicate dalla norma.

L’elemento soggettivo del reato di rissa è costituito dal dolo generico, quindi, dal fatto che il soggetto agente abbia partecipato alla stessa in modo consapevole e volontario

Una questione estremamente problematica riguarda l’applicabilità della causa di giustificazione della legittima difesa di cui all’ art. 52 c.p. al delitto di rissa.

Nel nostro ordinamento giuridico la legittima difesa rientra tra le c.d. cause di giustificazione, dette anche scriminanti o cause di liceità.

Si tratta di situazioni particolari in presenza delle quali un fatto, che altrimenti costituirebbe reato, non acquista tale carattere poiché la legge lo consente, riconoscendo come lecita la condotta del soggetto agente.

In particolare, il legislatore, in ossequio al principio del c.d. bilanciamento degli interessi, ha valorizzato e ritenuto prevalente l’interesse dell’aggredito, da tutelare rispetto a quello dell’aggressore che pone in essere una situazione di pericolo ingiusta.

In materia di legittima difesa, la norma di riferimento è l’art. 52 del codice penale, il cui primo comma precisa che:

Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”.

La legittima difesa è, dunque, una reazione che l’aggredito oppone ad una offesa al fine di evitare la lesione che ne deriverebbe.

Essa si incentra su due presupposti essenziali: da un lato l’aggressione ingiusta che determina l’insorgenza di un pericolo e dall’altro la reazione difensiva legittima.

La difesa è legittima in tutte quelle ipotesi in cui il rapporto tra offesa temuta e reazione difensiva si pone cronologicamente nei termini dell’immediata prossimità dell’offesa ovvero della contestualità dell’immediata successione della difesa.

La reazione contro l’aggressore è ritenuta legittima, inoltre, se ricorrono la necessità di difendersi e l’altrimenti inevitabilità dell’offesa.

Ancora, il legislatore richiede quale presupposto della scriminante in esame la sussistenza della proporzionalità tra offesa e reazione.

Una diesa può essere considerata proporzionata non tenendo conto che i mezzi materiali utilizzati quando piuttosto dei valori giuridici in gioco e dei disvalori delle condotte poste in essere.

Orbene, consolidato orientamento di legittimità esclude che la legittima difesa possa trovar applicazione al reato di rissa, atteso che i corrissanti sono tutti animati dall’intento reciproco di offendersi ed accettano la situazione di pericolo nella quale volontariamente si pongono, con la conseguenza che la loro difesa non può mai dirsi necessitata (vedi Cass. 15090/2019 ).

Tuttavia, tale principio è derogato solo in via eccezionale: l’esimente in esame può essere riconosciuta qualora, in costanza di tutti gli altri requisiti voluti dalla legge, nel corso di una rissa vi sia stata da parte di uno dei corrissanti un’azione assolutamente imprevedibile e sproporzionata, ossia una nuova offesa che, per essere diversa e più grave di quella accettata al momento dell’inizio della ressia, si presenti del tutto nuova, autonoma ed in tal senso ingiusta.

Detto principio è stato recentemente confermato dalla Corte di Cassazione nella sentenza n.ro 15090/2020 con la quale i giudici di legittimità hanno avuto modo di precisare che la scriminante della legittima difesa può trovare applicazione al delitto di rissa solo ed esclusivamente se nel corso della rissa, si introduce un rischio nuovo, tale da superare il giudizio di prevedibilità in capo ai corrissanti, del tutto autonomo ed ingiusto.

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