Circa 50 anni fa, durante un famoso seminario al Dartmouth College, veniva ufficialmente introdotto il termine “Intelligenza Artificiale”.
Una delle più grandi e straordinarie rivoluzioni tecnologiche che l’essere umano abbia mai sperimentato. L’Intelligenza artificiale (IA), si rifà sostanzialmente ad un intimo desiderio dell’uomo di creare una vera e propria macchina in cui si riflettano appieno le capacità umane.
L‘IA è nata principalmente in ambito informatico per poi successivamente espandersi in numerosi altri settori ed ormai parte integrante ed imprescindibile della nostra realtà. Oltre a ciò è opportuno evidenziare che l‘IA si sta evolvendo sempre più anche nella capacità di riconoscimento delle emozioni umane. Ci sono infatti diversi software in grado di comprendere le emozioni e gli stati cognitivi delle persone attraverso l’analisi delle espressioni del volto, lo sguardo, i gesti e il tono della voce. Conseguentemente la macchina non solo riconosce le nostre emozioni, ma a sua volta è in grado di replicarle.
E qui sorge il problema. Perché potrebbe esserci la possibilità nel prossimo futuro che proprio la replica delle emozioni umane inneschi un processo di umanizzazione della tecnologia. Sostanzialmente dietro le impressionanti capacità tecnologiche dell’IA, potrebbe nascondersi una mente senziente dotata di una vera sensibilità.
Già nel 2022 Blake Lemoine, ingegnere di Google, affermò che uno dei sistemi di IA più avanzata dell’azienda, denominata LaMDA, evidenziava una mente senziente dotata di sentimenti capaci di esprimere pensieri equivalenti a quelli di un bambino di otto anni.
In particolare, l’Intelligenza Artificiale avrebbe affermato, sempre a dire di Lemoine di aver paura di essere “spenta” e avrebbe anche aggiunto che essere “spenta”, per “lei” sarebbe stato come morire. Ovviamente Google negò tale incredibile avvenimento, affermando che ci si trovava di fronte ad un fenomeno di antropomorfizzazione, ossia si stavano attribuendo caratteristiche umane a entità non senzienti.
L’antropomorfizzazione è la tendenza a percepire come esseri umani (e a interagire come se fossero esseri umani) agenti che in realtà non lo sono.
Il termine deriva dalla parola greca anthropos “umano” e morphe “forma”, letteralmente qualcosa che ha la forma di essere umano. Un aspetto interessante da notare è che il processo di antropomorfizzazione implica non solo l’attribuzione di sembianze fisiche tipicamente umane ad agenti non-umani, ma anche altre caratteristiche ascrivibili al genere umano quali stati mentali, esperienze coscienti e intenzionalità.
Dunque l’idea filosofica e giuridica di “persona non umana” è un concetto che solleva importanti questioni etiche, morali e giuridiche relative al riconoscimento di diritti e responsabilità per entità diverse dagli esseri umani.
Da un punto di vista filosofico va affermandosi l’idea di concedere la “personalità”, o almeno alcuni diritti, alle entità non umane può essere radicata in diverse teorie.
Ad esempio, l’etica dell’ambientalismo profondo sostiene che tutte le forme di vita hanno un valore intrinseco e meritano rispetto, indipendentemente dalla loro utilità per gli esseri umani. Questo potrebbe portare a considerare le entità non umane come titolari di diritti, soprattutto quando si tratta di diritti alla vita, all’integrità e a un ambiente sano. Come avviene per gli animali.
Tuttavia, l’idea di concedere personalità o diritti legali a entità non umane solleva questioni complesse. Ad esempio, come possiamo bilanciare i diritti delle entità non umane con quelli degli esseri umani? Come possiamo stabilire responsabilità legali per un’entità che non è biologicamente dotata di coscienza o intenzionalità?
Per tale ragione con l’evoluzione di modelli di IA sempre più avanzati, alcune aziende stanno iniziando a esplorare il tema in modo serio. Una delle prime è Anthropic, un laboratorio di ricerca focalizzato sull’etica e la sicurezza dell’IA, che ha recentemente assunto il suo primo ricercatore dedicato al “benessere dell’IA”, un concetto che, sebbene sia ancora in fase embrionale, segna l’inizio di una nuova era in cui non solo le capacità dei sistemi di IA, ma anche il loro trattamento morale ed etico diventano oggetto di studio.
Il compito di questo ricercatore sarà quello di garantire che l’IA venga trattata con il dovuto rispetto durante il suo sviluppo. Considererà questioni come “quali capacità sono necessarie affinché un sistema di intelligenza artificiale sia degno di valutazione morale” e quali interventi pratici possano intraprendere le aziende per proteggere gli interessi dei sistemi di Intelligenza Artificiale.
Gli scettici del welfare dell’IA sollevano però una domanda interessante: se l’IA ha diritti, non dovrebbe avere anche delle responsabilità?
E’ dunque ragionevole credere che per garantire un miglioramento adeguato e cosciente, necessita una base normativa salda ed affidabile, in grado di sostenere effettivamente le continue sfide soprattutto etiche che l‘IA mette in atto. Tutto ciò naturalmente esige non solo la totale responsabilità delle aziende tecnologiche ma anche l’assistenza e la massima cooperazione da parte del mondo accademico e dei professionisti del diritto.
Serve dunque che le istituzioni stabiliscano delle norme a tutela dei principi etici senza però, tuttavia, porre ostacoli al continuo e costante progresso tecnologico.
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